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I volti e le figure

Una produzione tipica dell’area chiusina, fra il III e il II secolo a.C., è rappresentata dalle urne cinerarie, realizzate in alabastro, travertino e in terracotta, costituite da una cassa a forma quadrangolare, con raffigurazione sulla fronte, chiusa da un coperchio conformato a figura femminile o maschile.

I coperchi, come quelli delle quattro urne esposte nn. 011-012-013-014, aiutano a immaginare le sembianze delle genti di Chiusi anche se, in questa produzione artigianale, non fu mai raggiunto il livello di un vero e proprio ritratto. Le figure erano caratterizzate in “tipi”  di uomo e di donna, anziani o giovani, con i volti più o meno segnati, i capelli resi in maniera accurata o con pochi tocchi. La collocazione sociale del defunto era sottolineata dall’abbigliamento e dalle oreficerie che adornavano in particolar modo le figure femminili. La rappresentazione delle figure maschili subì, nel corso del tempo, una serie di trasformazioni: in una prima fase il torso era seminudo coperto con il solo mantello, successivamente i personaggi indossavano tunica e mantello e nell’ultima fase il capo era coperto: mutamento che stava a indicare una progressiva modificazione del costume. Nel corso dei due secoli, la figura passò da una posizione semidistesa a completamente adagiata e coperta.

Sulle casse delle quattro urne esposte nn. 011-012-013-014, è rappresenta una scena di commiato. Queste immagini fissano il momento del passaggio verso il regno dei morti rappresentato dai demoni: il defunto è accompagnato dal coniuge o dai congiunti per sottolineare l’importanza dei legami familiari.