{"id":1516,"date":"2019-02-19T12:28:57","date_gmt":"2019-02-19T08:28:57","guid":{"rendered":"https:\/\/ambtbilisi.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/02\/leonardo-opera-omnia\/"},"modified":"2019-02-19T12:28:57","modified_gmt":"2019-02-19T08:28:57","slug":"leonardo-opera-omnia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambtbilisi.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/02\/leonardo-opera-omnia\/","title":{"rendered":"Leonardo. Opera Omnia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Opere in mostra<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-lannunciazione_-_firenze_uffizi.jpg\" alt=\"leonardo lannunciazione firenze uffizi\" width=\"500\" height=\"227\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019Annunciazione<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 98&#215;217, c. 1470<br \/>Galleria degli Uffizi, Firenze<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dipinto \u00e8 entrato agli Uffizi nel 1867 trasferito al demanio pubblico dalla chiesa fiorentina di San Bartolomeo a Monteoliveto a seguito delle soppressioni postunitarie del patrimonio delle congregazioni religiose. L\u2019iniziale attribuzione a Domenico Ghirlandaio si \u00e8 trasformata in quella, oggi universalmente accettata, in favore di un Leonardo ancora molto giovane, forse di ventidue o ventitr\u00e9 anni.<br \/>Un elemento stilistico sovente citato per giustificare la datazione ai primi anni Settanta del XV secolo, \u00e8 la somiglianza del leggio sul quale la Vergine Annunciata stende il braccio, con la forma e con i decori vegetali presenti nel sepolcro in bronzo di Piero de\u2019 Medici nella chiesa fiorentina di San Lorenzo: sepolcro ultimato e messo in opera da Andrea del Verrocchio nel 1472.<br \/>I difetti dell\u2019impostazione prospettica, giustificabili con la relativa inesperienza del giovane pittore, sono stati spesso notati dalla critica anche se tutto ci\u00f2 non inficia minimamente l\u2019immersione delle figure in una atmosfera trasparente e luminosa che si apre verso remote distanze di montagne e di citt\u00e0. Il recente restauro di Alfio Del Serra, ha fatto emergere lo straordinario nitore della resa pittorica. Soprattutto indimenticabile \u00e8 la rappresentazione del tappeto vegetale sul quale posa il volo dell\u2019angelo. \u00c8 una natura elastica vibrante, minuziosamente studiata in ogni minimo dettaglio, quella che Leonardo ha dipinto in primo piano, prefigurazione delle inesauste ricerche del Maestro sui prodigi della natura vivente vegetale e animale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-madonna_col_bambino_madonna_del_garofano_-_monaco_alte_pinakothek.jpg\" alt=\"leonardo madonna col bambino madonna del garofano monaco alte pinakothek\" width=\"300\" height=\"392\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Madonna col Bambino (Madonna del Garofano)<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 62&#215;47,5, c. 1473<br \/>Alte Pinacotek, Monaco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Madonna \u00e8 rappresentata in atto di offrire un rosso garofano al suo Bambino nudo che lo accoglie con festosa irruenza. Contro una loggia aperta si stende un vasto luminoso paesaggio montano, fatto di azzurre cime e di boschi.<br \/>Questo \u00e8 forse il pi\u00f9 fiorentino e &#8220;verrocchiesco&#8221; fra i dipinti di Leonardo. Per questo la paternit\u00e0 del dipinto, oggi saldamente e universalmente riconosciuta al Maestro, \u00e8 a lungo oscillata fra Lorenzo di Credi e il Verrocchio stesso. Eleganza e sensibilit\u00e0 fiamminghe distinguono il sottile naturalismo che accarezza le vesti della Vergine e il mirabile paesaggio del fondo analizzato in ogni minimo dettagli. Ma \u00e8 soprattutto la forte e quasi virtuosistica connotazione plastica, nel ventaglio di pieghe del manto della Vergine in primo piano, nel trattamento delle forme anatomiche, a orientare verso il Verrocchio scultore pi\u00f9 raffinato e pi\u00f9 &#8220;leonardesco&#8221;, all\u2019altezza della Dama del mazzolino del Bargello<em> (Marani, 1989).<\/em> Per questo dipinto \u00e8 dunque probabile una data molto precoce, intorno o poco dopo il 1473 quando il ventunenne Leonardo realizza le sue prima opere autonome ancora dentro la bottega del suo maestro Andrea del Verrocchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-ginevra_de_benci_-_washington_national_gallery_of_art.jpg\" alt=\"leonardo ginevra de benci washington national gallery of art\" width=\"300\" height=\"313\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ginevra de\u2019 Benci<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 38,8&#215;36,7, c. 1475<br \/>National Gallery of Art, Washington<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dipinto, gi\u00e0 nella collezione Lichtenstein di Vienna, \u00e8 opera di Leonardo giovane, non ancora venticinquenne e ancora gravitante intorno alla bottega di Andrea del Verrocchio. Come certificano le fonti antiche <em>(Antonio Billi, Anonimo Gaddiano, Vasari)<\/em> Leonardo esegu\u00ec il ritratto di Ginevra de\u2019 Benci la quale and\u00f2 sposa nel 1474, a diciassette anni di et\u00e0, a Luigi di Bernardo di Lapo Nicolini. \u00c8 ragionevole pensare quindi che il ritratto sia stato realizzato per quella occasione, nel 1474 o poco dopo.<br \/>Del resto questo dipinto piccolo e prezioso \u00e8 un repertorio di simboli onomastici e di lodi alla ragazza qui raffigurata. La vegetazione spinosa distesa dietro il volto della ritrattata, \u00e8 una macchia di ginepro, pianta bene augurante ed allusiva al nome della donna. Sul retro del dipinto si intrecciano a formare uno stemma tre piante: un ramoscello di ginepro al centro, una fronda di alloro a sinistra, una palma a destra simboli rispettivamente di gloria (l\u2019alloro) e di virt\u00f9 (la palma). A commento del trofeo simbolico un cartiglio in latino dichiara &#8220;virtutem forma decorat&#8221; (la bellezza decora la virt\u00f9). Una finissima tecnica pittorica che rende evanescenti gli incarnati, caratterizza il dipinto.<br \/>La critica ha riconosciuto i debiti di Leonardo in questa sua fase giovanile nei confronti della pittura fiamminga soprattutto di Van Eyck certo conosciuta nelle collezioni dei magnati fiorentini <em>(Gombrich, 1964; Salvini, 1984).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-adorazione_dei_magi_-_firenze_uffizi.jpg\" alt=\"leonardo adorazione dei magi firenze uffizi\" width=\"350\" height=\"343\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Adorazione dei Magi<\/strong><br \/>Tavola disegnata a carbone, dipinta ad acquerello di inchiostro e parzialmente ad olio, cm. 243&#215;246, 1481<br \/>Galleria degli Uffizi, Firenze<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restaurato di recente dall\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze e riconsegnato agli Uffizi nel 2017, \u00e8 un dipinto non finito perch\u00e9 Leonardo, trasferitosi a Milano nel 1482, lo lasci\u00f2 incompiuto.<br \/>\u00c8 un grande abbozzo, minuziosamente immaginato e trattato in ogni sua parte e che poteva prevedere, in corso d\u2019opera, integrazioni e rettifiche. Invece di affidare le sue idee a disegni su carta, secondo la consuetudine dell\u2019arte, Leonardo le consegna direttamente alla tavola gi\u00e0 preparata per la stesura pittorica.<br \/>L\u2019Adorazione dei Magi era destinata all\u2019altare della chiesa di San Donato a Scopeto, chiesa officiata dai Canonici regolari di Sant\u2019Agostino. Il pensiero teologico di Agostino che vedeva nell\u2019Epifania l\u2019universalit\u00e0 della chiamata estesa a tutti i popoli della terra, \u00e8 dunque il tema dominante. <br \/>Leonardo immagina che una ondata umana si rovesci ai piedi della Vergine e si disponga intorno a lei con andamento circolare, come un gorgo acquatico che ha nel Bambino seduto in grembo alla Madre, il suo centro di attrazione e di riposo. Lo sfondo del dipinto, condotto sempre con la scioltezza grafica e la velocit\u00e0 esecutiva di un blocco di appunti, \u00e8 gremito di episodi di varia natura. A destra ci sono scene di cavalli e di uomini che si confrontano in combattimento (idea germinale per il futuro affresco della Battaglia di Anghiari in Palazzo Vecchio di Firenze). A sinistra sono rappresentate architetture in parte in rovina e in parte in corso di restauro e di ricostruzione. Secondo gli studi recenti di <em>Antonio Natali (2002, 2016)<\/em> il tema \u00e8 quello profetico di Isaia (Isaia 7, 14 e Isaia 60, 4, 6-7) sulla venuta di Cristo Salvatore destinato a portare la pace sulla terra e a costruire, sulle rovine del vecchio, il mondo nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-san_girolamo_penitente_-_roma_pinacoteca_vaticana.jpg\" alt=\"leonardo san girolamo penitente roma pinacoteca vaticana\" width=\"300\" height=\"412\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>San Girolamo penitente<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 103&#215;75, c. 1480-82<br \/>Pinacoteca Vaticana, Roma<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che la tavola apparteneva nel 1803 alla pittrice Angelica Kaufmann. Pass\u00f2 in seguito nella raccolta del cardinale Fesch, zio di Napoleone, per approdare, dopo la dispersione di quella straordinaria collezione, nei Musei Vaticani. Fu papa Pio IX a realizzare l\u2019acquisto per la Pinacoteca negli anni fra il 1846 e il 1857.<br \/>La tavola, incompiuta, rappresenta San Girolamo che, in ginocchio, il corpo parzialmente scoperto, sta facendo penitenza nel deserto percuotendosi il petto con la pietra che tiene nella mano destra. Di fronte a lui c\u2019\u00e8 il leone, suo consueto simbolo iconografico. Tutto intorno uno scenario di rocce che incombono sul santo anacoreta e si moltiplicano sfumate nel lontano orizzonte. Nulla sappiamo della originaria destinazione del dipinto, n\u00e9 conosciamo le ragioni per cui il Maestro lo ha lasciato non finito.<br \/>La forte caratterizzazione naturalistica del volto e della anatomia del santo, i toni cromatici di nero e di ocra, la tecnica esecutiva veloce, corsiva, suggeriscono una data vicino o di poco posteriore alla Adorazione dei Magi degli Uffizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-_madonna_col_bambino_madonna_benois_-_san_pietroburgo_ermitage.jpg\" alt=\"leonardo madonna col bambino madonna benois san pietroburgo ermitage\" width=\"250\" height=\"387\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Madonna col Bambino (Madonna Benois)<\/strong><br \/>Dipinto su tavola trasportato su tela, cm. 48&#215;31, c. 1480-81<br \/>Ermitage, San Pietroburgo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dipinto \u00e8 entrato nel Museo dell\u2019Ermitage nel 1914. Non si conoscono vicende collezionistiche precedenti n\u00e9 possessori diversi dall\u2019ultimo proprietario M.A. Benois. A meno che non si voglia dar credito alla romanzesca storia, riferita dal Benois al Liphart, conservatore delle collezioni imperiali russe, di un acquisto avvenuto nel 1824 ad Astrakan da parte di un antenato dell\u2019ultimo proprietario che l\u2019avrebbe comprata da suonatori ambulanti italiani. Pi\u00f9 verosimile, anche se mai verificata, la provenienza dell\u2019opera dalle collezioni dei principi Kurakini.<br \/>Il dipinto ha molto sofferto a seguito del trasporto su tela e le sue condizioni conservative non sono certo le migliori. Un tenero cerchio di affetti lega la Madonna al suo bambino e questa \u00e8 una idea che ritroveremo nel cartone con Sant\u2019Anna, la Vergine e il Bambino di Londra. A opere come questa devono molto le Madonne del periodo fiorentino di Raffaello (la Madonna del Cardellino, la Bella giardiniera). \u00c8 possibile <em>(Marani, 1989)<\/em> che il dipinto sia stato pensato e impostato a Firenze prima della partenza di Leonardo per Milano e poi concluso in Lombardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-la_dama_con_lermellino_cecilia_gallerani_-_cracovia_czartoryski_muzeum.jpg\" alt=\"leonardo la dama con lermellino cecilia gallerani cracovia czartoryski muzeum\" width=\"250\" height=\"336\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La Dama con l\u2019ermellino (Cecilia Gallerani)<\/strong><br \/>Olio su tavola, cm. 54,8&#215;40,3, c. 1488-89<br \/>Collezione Czartoryski, Cracovia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una donna molto giovane, molto bella, di alto rango sociale come dimostrano l\u2019acconciatura, i vestiti, i gioielli, non guarda verso di noi ma gira leggermente la testa come se la presenza o le parole di qualcuno l\u2019abbiano improvvisamente distratta e insieme interessata. C\u2019\u00e8 qualcosa di appassionato e di inquieto nello scarto subitaneo di questa donna che &#8220;rompe&#8221; la posa con tenera veemenza. Fra le braccia stringe un ermellino, una piccola fiera viva, vibrante e crudele. Bisogna guardare da vicino la bestiola che la donna accarezza, lo splendore elettrico della bianca pelliccia, la grazia feroce del musino triangolare, per capire la grandezza di Leonardo quando studia e rappresenta la natura viva.<br \/>La Dama con l\u2019ermellino (ormai gli studiosi non hanno dubbi sulla sua identit\u00e0) \u00e8 Cecilia Gallerani a forse diciannove o venti anni di et\u00e0. Apparteneva alla \u00e9lites aristocratica della Milano di quegli anni e fu l\u2019amante del duca Ludovico Sforza detto il Moro al quale diede un figlio. I documenti ci dicono che Cecilia frequentava la corte e che fu in intimit\u00e0 col Signore di Milano per alcuni anni. Qui si limita ad accarezzare il suo duca, l\u2019uomo che amava ma che sapeva di non poter sposare. Infatti la bestiola che Cecilia tiene in grembo \u00e8 Ludovico il Moro stesso il quale, nel 1488, era stato insignito dal re di Napoli dell\u2019ordine cavalleresco dell\u2019Ermellino. Il dipinto, documentato nella collezione dei principi Czartoryski fin dalla fine del Settecento, fu probabilmente comprato in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-ritratto_di_dama_la_belle_ferronire_-_parigi_louvre.jpg\" alt=\"leonardo ritratto di dama la belle ferronire parigi louvre\" width=\"250\" height=\"366\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ritratto di dama (La Belle Ferroni\u00e8re)<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 63&#215;45, c. 1495-1500<br \/>Louvre, Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella serie dei ritratti milanesi di Leonardo questo viene dopo il Musico della Ambrosiana e la Cecilia Gallerani di Cracovia <em>(Marani, 1989)<\/em> collocandosi negli ultimi anni del XV secolo. Come il Musico dell\u2019Ambrosiana, anche la Dama del Louvre ha faticato a veder riconosciuto la piena autografia di Leonardo, autografia oggi pressoch\u00e9 universalmente accettata. In passato <em>(Suida, 1929)<\/em> si \u00e8 anche pensato a un ritratto concepito e impostato dal Maestro, poi concluso da un allievo, forse dal Boltraffio.<br \/>\u00c8 straordinaria la sottigliezza ottica e la presa mimetica totale (certo memore di esempi dalla pittura fiamminga e forse da Antonello da Messina) con cui Leonardo descrive le forme e lo splendore dei gioielli, la consistenza tattile dei panni, la luminosa levigata bellezza di questa giovane donna. Leonardo ha concepito il suo ritratto come una scultura quasi invitandoci a girarle intorno<em> (Kemp, 1988).<\/em> Come nella Cecilia Gallerani la donna \u00e8 interessata da un leggero movimento rotatorio. Indimenticabile lo sguardo sfuggente, mobile, di questa affascinante signora di cui ad oggi non si \u00e8 ancora scoperta l\u2019identit\u00e0, oscillando le proposte degli studiosi fra Cecilia Gallerani, Beatrice d\u2019Este, Lucrezia Crivelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-ritratto_di_musico_-_milano_pinacoteca_ambrosiana.jpg\" alt=\"leonardo ritratto di musico milano pinacoteca ambrosiana\" width=\"250\" height=\"352\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ritratto di musico<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 44,7&#215;32, c. 1488-89<br \/>Pinacoteca Ambrosiana, Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dipinto \u00e8 documentato per la prima volta all\u2019Ambrosiana nel 1672. Probabilmente \u00e8 arrivato in questa sede con la donazione del cardinale Federico Borromeo, fondatore e promotore della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana. Incerta \u00e8 l\u2019identificazione del personaggio. Si \u00e8 pensato a Franchino Gaffurio che fu maestro di Cappella nel Duomo di Milano dal 1484. L\u2019attribuzione a Leonardo, oggi universalmente accettata, si \u00e8 imposta con qualche difficolt\u00e0. Alcuni hanno pensato a un\u2019opera di collaborazione iniziata e impostata da Leonardo e conclusa da qualcuno dei suoi allievi come il De Predis o il Boltraffio. Analisi scientifiche recenti hanno dimostrato che la mano del ritrattato che regge il cartiglio \u00e8 stata aggiunta in un secondo tempo con pigmento e leganti diversi. Da ci\u00f2 l\u2019ipotesi di un collaboratore (Boltraffio?) che ha concluso l\u2019opera avviata dal Maestro. Nulla vieta di credere, tuttavia, che l\u2019integrazione sia stata realizzata da Leonardo stesso. Resta la qualit\u00e0 altissima di questo dipinto memore di modelli fiamminghi ma sensibile soprattutto alla lucidit\u00e0 ottica di Antonello da Messina il quale, documentato a Milano nel 1475, vi ha lasciato opere oggi perdute che probabilmente Leonardo ha avuto modo di vedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-ritratto_di_donna_la_gioconda_o_monna_lisa_-_parigi_louvre.jpg\" alt=\"leonardo ritratto di donna la gioconda o monna lisa parigi louvre\" width=\"250\" height=\"377\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ritratto di donna (La Gioconda o Monna Lisa)<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 77&#215;53, c. 1501-03<br \/>Louvre, Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 uno dei quadri pi\u00f9 celebri del mondo, vera e propria icona dell\u2019immaginario turistico universale, eppure pochissime sono le notizie certe riferite a quest\u2019opera. Sappiamo da Cassiano del Pozzo (1625) che il dipinto venne acquistato dal re di Francia Francesco I per la cifra incredibilmente alta di ben quattromila ducati d\u2019oro. Mentre Giorgio Vasari nella prima edizione della &#8220;Vite&#8221; diede alla donna che vi \u00e8 rappresentata il nome con il quale \u00e8 universalmente nota: &#8220;prese Leonardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasci\u00f2 imperfetto, la quale opera oggi \u00e8 appresso il re Francesco di Francia in Fontainebleau&#8221;.<br \/>Ci\u00f2 nonostante, l\u2019identificazione della ritrattata con Monna Lisa di Francesco del Giocondo, per quanto probabile, non \u00e8 per nulla certa. Qualcuno <em>(Pedretti, 1957)<\/em> ha creduto di riconoscervi le sembianze di Pacifica Brandano, favorita di Giuliano de\u2019 Medici protettore di Leonardo durante il suo soggiorno romano fra il 1513 e il \u201915.<br \/>Anche la cronologia \u00e8 incerta. Orienta verso una datazione ai primi anni del XVI secolo, il fatto che Raffaello, a Firenze fra il 1504 e il 1508, cita la positura del busto e la sovrapposizione delle mani della Gioconda, nel ritratto di Maddalena Doni della Galleria Palatina, databile al 1506. \u00c8 probabile <em>(Kemp, 1981)<\/em> che Leonardo abbia avviato il dipinto a Firenze per poi perfezionarlo e concluderlo in Francia. Condotto con una tecnica perfetta per sottolissime velature sovrapposte, il Ritratto di Monna Lisa ha affascinato generazioni di critici e di letterati per il sorriso enigmatico e per l\u2019immersione della figura nella vasta natura vivente vibrante di infiniti fremiti luminosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-il_cenacolo_-_milano_refettorio_di_santa_maria_delle_grazie.jpg\" alt=\"leonardo il cenacolo milano refettorio di santa maria delle grazie\" width=\"550\" height=\"287\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il Cenacolo<\/strong><br \/>Pittura murale, cm. 460&#215;880, finito nel 1498<br \/>Refettorio di Santa Maria delle Grazie, Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte al Cenacolo milanese di Leonardo, la prima cosa di cui \u00e8 necessario essere consapevoli \u00e8 lo stato estremamente diminuito con cui questo capolavoro \u00e8 arrivato fino a noi. Invece di usare i modi del &#8220;buon fresco&#8221; fiorentino, Leonardo, al fine di ottenere effetti naturalistici di particolare suggestione, mise in opera una tecnica particolare che prevedeva l\u2019uso della tempera mista ad olio. Da ci\u00f2 un processo di progressivo degrado che ha obbligato ad intervenire generazioni di restauratori, dai maestri del Settecento ai moderni Cavenaghi e Pelliccioli fino a Pinin Brambilla autrice, fra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento, dell\u2019ultimo grande intervento. Di fatto \u00e8 giusto dire che fra cadute di colore, integrazioni e rifacimenti, forse meno del 50% della pittura originale di Leonardo \u00e8 presente sulla parete di Santa Maria delle Grazie.<br \/>Il tema iconografico \u00e8 consueto nei refettori conventuali o monastici. Pi\u00f9 della istituzione della Eucarestia, il dipinto leonardesco rappresenta il momento nel quale Cristo dice &#8220;Uno di voi mi tradir\u00e0&#8221;. Le parole di Cristo provocano negli Apostoli seduti a mensa, stupore ed agitazione, una serie di movimenti insieme fisici e psicologici. Le figure degli Apostoli si raggruppano a tre a tre ed \u00e8 come se una tempesta spirituale agitasse i pensieri e i sentimenti dei presenti.<br \/>Fu il signore di Milano Ludovico il Moro a volere e a finanziare l\u2019intervento di Leonardo nel refettorio di Santa Maria delle Grazie sollecitando la conclusione dell\u2019affresco che avvenne (la testimonianza \u00e8 di Luca Pacioli) nel 1498. Sopra l\u2019Ultima Cena sono infatti ben visibili gli stemmi sforzeschi entro ghirlande di fiori e frutta. Gli stemmi furono riportati alla luce nel 1854 in occasione del restauro di Stefano Barezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-la_vergine_delle_rocce_-_parigi_louvre.jpg\" alt=\"leonardo la vergine delle rocce parigi louvre\" width=\"250\" height=\"408\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La Vergine delle Rocce<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 199&#215;122, c. 1483-86<br \/>Louvre, Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vicende di questo celebre dipinto sono fra le pi\u00f9 complicate e controverse nella biografia e nella storia critica di Leonardo da Vinci. L\u2019unico dato certo \u00e8 l\u2019affidamento dell\u2019opera a Leonardo e ai fratelli Ambrogio ed Evangelista de\u2019 De Predis il 25 Aprile 1483, da parte della Confraternita della Concezione per una cappella nella chiesa milanese, oggi non pi\u00f9 esistente, di San Francesco Grande. In una supplica inviata a Ludovico il Moro fra il 1491 e il \u201993, Leonardo e Ambrogio de\u2019 Predis chiedono un pagamento supplementare per la pala, dipinta dal maestro toscano nella parte centrale e dal de\u2019 Predis nei pannelli laterali (oggi alla National Gallery di Londra) raffiguranti angeli musicanti.<br \/>Resta un mistero, oggetto di numerose proposte, l\u2019arrivo del dipinto in Francia dove \u00e8 visto da Cassiano Del Pozzo nel 1625 nella Reggia di Fontainbleau. \u00c8 opinione di molti studiosi che il dipinto sia stato inviato da Ludovico il Moro come dono a Massimiliano d\u2019Asburgo per le nozze di questi con Bianca Maria Sforza. Da qui, dalla corte imperiale di Innsbruck, il dipinto sarebbe arrivato in Francia quando Eleonora, figlia di Massimiliano, and\u00f2 sposa a Francesco I, re di Francia.<br \/>Il tema iconografico del dipinto \u00e8 quello leggendario dell\u2019incontro nel deserto fra Cristo bambino e San Giovannino. Ges\u00f9 che la Madonna abbraccia con la mano destra e stringe a s\u00e9, ha di fronte San Giovannino benedicente. L\u2019Angelo indica con la mano destra Cristo Salvatore. L\u2019episodio \u00e8 inserito in un paesaggio di rocce abitate da vegetazione lussureggiante e attraversate da luci contrastanti. Dai varchi aperti nel paesaggio geologico emergono remote catene montagnose. Ancora memorie fiorentine, specie nell\u2019angelo indicante, sono presenti in questo dipinto che si colloca al centro del periodo milanese di Leonardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-la_vergine_delle_rocce_-_londra_national_gallery.jpg\" alt=\"leonardo la vergine delle rocce londra national gallery\" width=\"250\" height=\"394\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La Vergine delle Rocce<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 189,5&#215;120, inizio XVI sec.<br \/>National Gallery, Londra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Variante, probabilmente successiva nel tempo, della Vergine delle Rocce del Louvre, ne riproduce il modello iconografico. La Madonna stringe a s\u00e9 il Bambino abbracciandolo con la mano destra. Un angelo introduce nella sacra conversazione, il piccole San Giovannino benedicente. Il tutto \u00e8 inserito in uno scenario geologico di rocce aperte su un lontano paesaggio di distese equoree, e di azzurre montagne che sfumano nell\u2019atmosfera.<br \/>Pervenuto alla National Gallery di Londra nel 1880, il dipinto era appartenuto a Gavin Hamilton che l\u2019aveva acquistato dalla congregazione di Santa Caterina della Ruota, erede dei diritti e delle propriet\u00e0 della soppressa Confraternita della Concezione di Milano, la stessa che aveva commissionato a Leonardo e ai fratelli De Predis la tavola oggi al Louvre. Controversa \u00e8 la datazione di questo dipinto nel quale Leonardo si impegna in una rappresentazione eroica, monumentale delle figure con emersione in primo piano dei sacri protagonisti e conseguente arretramento del fondo paesistico. La collaborazione di Ambrogio de\u2019 Predis avanzata da molti, \u00e8 stata categoricamente esclusa da <em>Carlo Pedretti (1973)<\/em> che riconosce nella pala londinese, l\u2019autografia piena ed esclusiva di Leonardo. Per tutte queste ragioni e soprattutto per la piena affermazione nel percorso del Maestro di uno stile ormai improntato al Rinascimento maturo, la data pi\u00f9 probabile si colloca fra gli ultimi anni del Quattrocento e i primo del XVI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-testa_di_fanciulla_la_scapigliata_-_parma_pinacoteca_nazionale.jpg\" alt=\"leonardo testa di fanciulla la scapigliata parma pinacoteca nazionale\" width=\"250\" height=\"286\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Testa di fanciulla (la Scapigliata)<\/strong><br \/>Terra d\u2019ombra e biacca su tavola, cm. 27,7&#215;21, c. 1500<br \/>Pinacoteca Nazionale, Parma<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una delle opere pi\u00f9 misteriose e controverse di Leonardo. Conosciuta da sempre con il nome de La scapigliata per i capelli della ragazza agitati dal vento, sappiamo che \u00e8 entrata nell\u2019Accademia di Belle Arti di Parma nel 1839. La offrivano, con il nome di Leonardo, gli eredi del pittore parmense Gaetano Callani. Questo ha fatto pensare a una contraffazione di et\u00e0 moderna realizzata dallo stesso Callani. Tale ipotesi \u00e8 poi caduta e oggi la generalit\u00e0 della critica non dubita della autografia di Leonardo a una data intorno o poco dopo il 1500. <em>Carlo Pedretti (1983-1985)<\/em> il pi\u00f9 autorevole studioso contemporaneo di Leonardo, colloca l\u2019opera in relazione con la corte di Mantova e con la marchesa Isabella d\u2019Este di cui \u00e8 documentato il desiderio di possedere, nella sua collezione, qualche dipinto del maestro toscano. Nel 1627, in un inventario di casa Gonzaga si cita &#8220;un quadro dipintovi la testa di una donna scapigliata, bozzata\u2026 opera di Leonardo da Vinci&#8221;. Questo dipinto deve essere stato visto dai pittori lombardi di pieno Cinquecento, come dimostrano le puntuali derivazioni riscontrabili nell\u2019opera di Bernardino Luini <em>(Marani, 1979).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-san_giovanni_battista_-_parigi_louvre.jpg\" alt=\"leonardo san giovanni battista parigi louvre\" width=\"250\" height=\"303\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>San Giovanni Battista<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 69&#215;57, c. 1513-16<br \/>Louvre, Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 1517 Antonio de Beatis si reca in visita a Leonardo nel castello di Cloux ad Amboise, nota e cita presenti nello studio del pittore, tre quadri. Uno \u00e8 la Madonna col figlio posti in grembo ad Anna (il dipinto su tavola oggi al Louvre), un altro \u00e8 il ritratto &#8220;di una certa donna fiorentina facta di naturale ad istantia del quondam magnifico Juliano de\u2019 Medici&#8221; (con ogni probabilit\u00e0 la Gioconda), il terzo \u00e8 un San Giovanni Battista giovane. Quest\u2019ultimo \u00e8 il dipinto che, dopo varie vicissitudini, arriv\u00f2 nelle reali collezioni del Louvre prima del 1666, al tempo di Luigi XIV, probabilmente per interessamento del cardinale Mazzarino.<br \/>San Giovanni \u00e8 raffigurato di tre quarti, la mano destra protesa in avanti a indicare verso l\u2019alto, il volto inclinato a sinistra, Ne viene il movimento spiraliforme della figura totalmente immersa nel medium atmosferico. Le analisi scientifiche compiute sul dipinto (radiografie, riflettografie) hanno dimostrato una condizione pittorica di assoluta eccellenza tecnica basata su velature leggerissime, quasi senza traccia di pennello, con minima materia pittorica. La datazione dell\u2019opera oggi pi\u00f9 accreditata, la colloca fra il secondo periodo milanese e il periodo romano, preferibilmente fra il 1513 e il 1516.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-bacco_-_parigi_louvre.jpg\" alt=\"leonardo bacco parigi louvre\" width=\"250\" height=\"385\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Bacco<\/strong><br \/>Tavola trasferita su tela, cm. 177&#215;115, c. 1510-13<br \/>Louvre, Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mutazione iconografica (da Bacco a San Giovanni Battista nel deserto) potrebbe essere avvenuta essendo vivo ancora Leonardo. Secondo l\u2019opinione di <em>Carlo Pedretti (1973)<\/em> condiviso da gran parte della critica contemporanea <em>(Marani, 1989)<\/em> dovrebbe trattarsi di un\u2019opera solo in parte autografa di Leonardo, da lui impostata e portata a termine da allievi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/02\/leonardo-santanna_la_madonna_il_bambino_con_lagnello_-_parigi_louvre.jpg\" alt=\"leonardo santanna la madonna il bambino con lagnello parigi louvre\" width=\"250\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sant\u2019Anna, la Madonna, il Bambino con l\u2019agnello<\/strong><br \/>Dipinto su tavola, cm. 168&#215;130, c. 1513<br \/>Louvre, Parigi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dipinto fu visto nell\u2019Ottobre del 1517 da Antonio de Beatis nello studio di Leonardo nel Castello di Cloux, ad Amboise. In seguito, portato in Italia con l\u2019eredit\u00e0 presto dispersa di Francesco Melzi, fu scoperto, nel 1629, a Casale Monferrato dal cardinale Richelieu che ne fece dono (1636) al re di Francia Luigi XIII.<br \/>Leonardo ha meditato a lungo sul tema della Sacra Famiglia e in particolare sulle donne (la nonna Anna, la madre Maria) che vigilano con amore e trepidazione sul piccolo Ges\u00f9. Il primo pensiero, a una data intorno al 1500, Leonardo lo aveva espresso nel cartone con Sant\u2019Anna, la Vergine, Ges\u00f9 e San Giovannino oggi alla National Gallery di Londra.<br \/>In questo dipinto, l\u2019iconografia della Sacra Famiglia subisce una ulteriore evoluzione. Non c\u2019\u00e8 San Giovannino ma al suo posto c\u2019\u00e8 l\u2019agnello figura simbolica del sacrificio di Ges\u00f9 (l\u2019agnello di Dio che toglie i peccati del mondo). Ges\u00f9 Bambino abbraccia l\u2019agnello quasi prefigurando il suo destino di vittima sacrificale. La Madonna che di questo \u00e8 consapevole, stringe a s\u00e9 il figlio come per allontanarlo dalla sua sorte. Ma Sant\u2019Anna che \u00e8 figura della Chiesa, vigila affinch\u00e9 il sacrificio di Ges\u00f9 si compia e, con quello, la redenzione del genere umano. Le figure sono interessate da un movimento circolare, rotatorio, di impianto gi\u00e0 pienamente manierista contro un vasto paese caratterizzato da rocce scintillanti, da nebbie, da distese equoree.<br \/>Come sostiene <em>Pietro Marani (1989)<\/em> un dipinto come questo sarebbe difficile da spiegare senza gli studi di Leonardo sulle figure in movimento nello spazio, senza le ricerche preparatorie per il perduto affresco della Battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio di Firenze.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Opere in mostra L\u2019AnnunciazioneDipinto su tavola, cm. 98&#215;217, c. 1470Galleria degli Uffizi, Firenze Il dipinto \u00e8 entrato agli Uffizi nel 1867 trasferito al demanio pubblico dalla chiesa fiorentina di San Bartolomeo a Monteoliveto a seguito delle soppressioni postunitarie del patrimonio delle congregazioni religiose. 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