{"id":1386,"date":"2019-12-05T14:13:47","date_gmt":"2019-12-05T10:13:47","guid":{"rendered":"https:\/\/ambtbilisi.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/12\/roma-aeterna-capolavori-di-scultura\/"},"modified":"2019-12-05T14:13:47","modified_gmt":"2019-12-05T10:13:47","slug":"roma-aeterna-capolavori-di-scultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambtbilisi.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/12\/roma-aeterna-capolavori-di-scultura\/","title":{"rendered":"Roma Aeterna. Opere in mostra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Opere in mostra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-1-busto_maschile.jpg\" alt=\"roma 1 busto maschile\" width=\"250\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto maschile<\/strong><br \/>Sec. I &#8211; II (tarda et\u00e0 flavia-prima et\u00e0 traianea)<br \/>Marmo bianco a grana media, h. cm 36<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto maschile, vestito di tunica e toga che lo qualificano come cittadino romano, mostra una decisa torsione verso destra e riproduce con crudo realismo un uomo di et\u00e0 avanzata, dai tratti marcati con solchi profondi sul viso e sul collo. La riproduzione realistica dei tratti fisionomici del personaggio nonch\u00e9 l\u2019espressione fortemente volitiva sono elementi peculiari della ritrattistica tardorepubblicana, che riemergono in et\u00e0 flavia. Queste qualit\u00e0 si traducono nella tipologia di forte realismo caratteristica dell\u2019epoca di Vespasiano; ai ritratti di tale imperatore inoltre la testa Santarelli sembra rifarsi anche se esistono alcune differenze nei tratti fisionomici.<br \/>Il personaggio raffigurato sembra essere un importante uomo politico romano, forse un magistrato, a fine carriera che dedic\u00f2 la sua vita all\u2019impegno per l\u2019Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-2-ritratto_virile_2.jpg\" alt=\"roma 2 ritratto virile 2\" width=\"250\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Ritratto virile<\/strong><br \/>Intorno al 240 d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 31<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto raffigura un giovane uomo con barba e capelli molto corti e delineati da sottili tratti incisi \u2018a penna\u2019; da quanto si desume dalla terminazione a cuneo del collo, la testa doveva probabilmente completare una statua a figura intera lavorata a parte.<br \/>La tecnica di lavorazione a sottili incisioni permette una datazione abbastanza precisa poich\u00e9 intorno al 240 d.C. venne impiegata frequentemente su ritratti di imperatori. In particolare con i ritratti di Filippo l\u2019Arabo, morto nel 249, la testa Santarelli condivide il medesimo gusto per il deciso realismo e la caratterizzazione fisionomica fino a esiti di natura emotiva estremamente eleganti dal punto di vista formale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-3-ritratto_di_cleopatra.jpg\" alt=\"roma 3 ritratto di cleopatra\" width=\"250\" height=\"363\" \/>\u00a0<br \/><em>Scultore ellenistico<\/em><br \/><strong>Ritratto di Cleopatra VII<\/strong><br \/>Terzo quarto del sec. I a.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 42<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto di Cleopatra mostra nei lineamenti del viso e nelle leggere pieghe del collo una certa caratterizzazione fisionomica, nonostante una idealizzazione del tipo. Il volto, leggermente ruotato verso destra, appare ben caratterizzato nella bocca piccola ma con labbra carnose, negli occhi a mandorla non del tutto asimmetrici, nelle gote carnose; le orecchie sono forate per poter indossare degli orecchini in metallo. L\u2019acconciatura, che in alcuni punti sembra rilavorata, presenta una profonda scriminatura centrale, probabilmente per ospitare un diadema in metallo prezioso, e si presenta a bande laterali raccolte in un piccolo chignon. Per le caratteristiche fisionomiche del volto, l\u2019opera \u00e8 databile al I secolo a.C. L\u2019ampia scollatura e la terminazione a cuneo del busto inducono a ipotizzare che l\u2019opera fosse predisposta per una statua a figura intera, probabilmente con una parte del busto nudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-4-busto_di_ulpia_felicitas.jpg\" alt=\"roma 4 busto di ulpia felicitas\" width=\"250\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto di Ulpia Felicitas<\/strong><br \/>Inizio del II sec. d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 56,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il busto femminile, di altissima qualit\u00e0, poggia su di un basamento a forma di parallelepipedo rettangolare con l\u2019iscrizione Ulpia Felicitas ed \u00e8 abbigliato con tunica e mantello (palla). Il volto rotondo \u00e8 caratterizzato da un mento sfuggente, una piccola bocca dalle labbra carnose, un naso adunco, occhi con palpebre spesse e sopracciglia leggermente arcuate; l\u2019acconciatura \u00e8 formata da una serie di trecce riunite sul retro della testa. Il retro del busto \u00e8 tagliato nettamente per tutta l\u2019altezza e doveva probabilmente in origine essere addossato a una parete.<br \/>Il busto femminile doveva essere un rilievo funerario, monumenti molto diffusi in et\u00e0 tardorepubblicana e protoimperiale, che spesso ritraevano due o pi\u00f9 membri della stessa famiglia, appartenenti frequentemente al ceto libertino (nota per il traduttore: libertino= dei liberti); tali rilievi funerari tornarono in auge nel 2\u00b0 sec. d.C., esposti all\u2019interno di nicchie nei colombari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-5.jpg\" alt=\"roma 5\" width=\"250\" height=\"359\" \/>\u00a0<br \/><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Ritratto femminile<\/strong><br \/>Met\u00e0 del I sec. a.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 34<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto femminile, di altissima qualit\u00e0 formale, mostra un ovale morbido, con labbra carnose, naso diritto, occhi con palpebre sottili, sopracciglia arcuate e una fronte spaziosa. L\u2019acconciatura, a ciocche ondulate raccolte sulla nuca e scriminatura centrale, \u00e8 in parte nascosta dal mantello (palla) ed \u00e8 impreziosita da vezzosi riccioli sulla fronte.<br \/>L\u2019opera era presumibilmente destinata all\u2019uso funerario. Il ritratto muliebre mostra accenti fisionomici caratterizzati seppure subordinati a quell\u2019ideale di bellezza femminile caratteristico dell\u2019et\u00e0 tardorepubblicana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-6-busto_di_giovane.jpg\" alt=\"roma 6 busto di giovane\" width=\"250\" height=\"377\" \/>\u00a0<strong><br \/><\/strong><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto di giovane<\/strong><br \/>Inizi del I sec. d.C.<br \/>Marmo pario, h. cm 40<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto raffigura un giovane calvo, con le gote paffute, labbra carnose, il cranio globulare molto sviluppato e un foro quadrangolare sulla sommit\u00e0 del capo, presumibilmente per accogliere un elemento decorativo, forse in stucco, che per la posizione particolare poteva essere una ciocca di capelli. Tale elemento pu\u00f2 avvicinare il busto di giovane ad alcuni ritratti di fanciulli associati al culto della dea Iside ed \u00e8 definito il \u2018ciuffo di Horus\u2019 (il figlio di Iside).<br \/>La popolarit\u00e0 del culto di Iside \u00e8 legata al mito di Osiride in quanto sua sposa, dopo l\u2019uccisione del marito essa ne ricerca il corpo e gli ridona la vita, generando Horus. Il culto isiaco si diffuse dall\u2019Egitto e dall\u2019Oriente greco fino all\u2019Impero romano nel II-III secolo, con valenza di protezione delle anime nell\u2019aldil\u00e0. Il ritratto Santarelli potrebbe essere ascrivibile ad ambito funerario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-7-busto_virile.jpg\" alt=\"roma 7 busto virile\" width=\"250\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultori romani<\/em><br \/><strong>Busto virile<\/strong><br \/>220-235 circa<br \/>Marmo bianco pentelico (testa), porfido egiziano (busto), h. cm 62<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il busto proviene da Tangeri ed era parte della collezione di Klaus Otto Preis; precedentemente proveniva da Volubilis in Marocco. Venne successivamente acquistato dall\u2019antiquario Jacques Petithory (1929-1992) e completato con la testa in marmo bianco e con il piedistallo in serpentino modanato.<br \/>Il ritratto, di squisita fattura, mostra un giovane uomo caratterizzato da un\u2019accentuata torsione verso destra, con barba e baffi leggermente graffiti e lo sguardo sottolineato dall\u2019iride e dalle pupille. Il busto in porfido \u00e8 loricato con il mantello fermato sulla spalla destra; il retro \u00e8 lasciato grezzo e potrebbe essere una rilavorazione di una statua di dimensioni minori rispetto al naturale. Alcune caratteristiche della testa, come il vuoto intorno all\u2019orecchio destro, sembrano indicare una rilavorazione e dunque un cambiamento d\u2019identit\u00e0 del personaggio raffigurato, avvicinandosi a un ritratto di Alessandro Severo. Lo stesso abbinamento con un busto in porfido, di esclusiva pertinenza imperiale, sembra suggerire un ritratto di imperatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-8-statua_di_cavaliere_orientale.jpg\" alt=\"roma 8 statua di cavaliere orientale\" width=\"250\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore greco-romano<\/em><br \/><strong>Statua di cavaliere orientale<\/strong><br \/>Sec. I &#8211; II d.C.<br \/>Marmo microasiatico bianco a grana media, h. cm 115<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura, la cui iconografia \u00e8 molto rara, raffigura un cavaliere sul cavallo di dimensioni inferiori al naturale. Il cavallo \u00e8 rappresentato nella posizione della levade, con gli arti anteriori poggianti su uno scudo umbonato, spartito in quattro campi e decorato da motivi a pelta. Il cavaliere indossa dei pantaloni, una tunica con maniche corte e un mantello con ricche pieghe allacciato sul petto con una fibbia circolare; trasversalmente, sul petto, \u00e8 un balteo, la cinghia dove \u00e8 allacciato il fodero della spada sul fianco destro del cavaliere. Ai piedi sono dei calzari a sandalo con stringhe, che lasciano fuori le dita.<br \/>Il cavallo, ben proporzionato, mostra sotto la sella una pelle di fiera, forse un puma o una pantera, con il muso sul petto del cavallo e le zampe posteriori adagiate sugli arti del cavallo. L&#8217;uso di pelli ferine sui cavalli ha origini antichissime: se ne trovano esempi gi\u00e0 nel IV secolo a.C. in ambito orientale ed ellenistico, per poi diffondersi nell&#8217;impero romano. La sella \u00e8 del tipo a quattro corni, molto diffusa anche tra i Romani poich\u00e9 permetteva ai soldati un buon equilibrio durante le battaglie. Per maggiore stabilit\u00e0 della statua il ventre del cavallo poggia su un plinto modanato. I molteplici fori presenti nella scultura denotano l&#8217;uso di inserti metallici, come un morso o le redini, che dovevano completare l&#8217;opera.<br \/>La statua equestre mostra un arciere orientale, probabilmente arruolato nell&#8217;esercito romano, raffigurato durante una parata militare e presumibilmente faceva parte di un monumento celebrativo pi\u00f9 ampio di cui non restano testimonianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-9-sacerdote_palmireno.jpg\" alt=\"roma 9 sacerdote palmireno\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Sacerdote palmireno<\/strong><br \/>Prima met\u00e0 del III sec. d.C.<br \/>Calcare, h. cm 35,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testa \u00e8 in rigida disposizione frontale come si evince dal retro, non lavorato, e faceva probabilmente parte di un rilievo funerario. Rappresenta un uomo imberbe, probabilmente calvo, con il viso di forma ovale allungata, le guance arrotondate, la bocca abbastanza piccola e con labbra carnose, il naso dritto. Gli occhi ad amigdala hanno palpebre taglienti, iride e pupilla sottolineati, e sopracciglia formate da una serie di piccole incisioni. Sopra la fronte bassa \u00e8 il modius, il tipico copricapo distintivo dei sacerdoti palmireni, suddiviso in tre fasce verticali, di cui si percepisce anche la fodera interna. Cinge il copricapo una corona di alloro, trattata come una ghirlanda a rilievo aggettante, con foglie lanceolate e sottolineate da una nervatura centrale; rimangono ancora delle tracce di colore rosso, probabilmente base di una doratura. Al centro della corona, entro una cornice perlinata, \u00e8 un busto maschile che indossa un chitone, il mantello con fibbia sulla spalla destra, e che dovrebbe presumibilmente raffigurare un avo del sacerdote defunto, cos\u00ec eroicizzato dalla discendenza illustre.<br \/>La testa, di livello straordinario, si inserisce all\u2019interno della produzione di ritratti palmireni, ieratici, piuttosto stilizzati e standardizzati, che differiscono tra loro solo per pochi particolari e per la qualit\u00e0 di esecuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-10-ritratto_di_giovane.jpg\" alt=\"roma 10 ritratto di giovane\" width=\"250\" height=\"324\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Ritratto di giovane<\/strong><br \/>Fine del IV &#8211; primi decenni del V secolo<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 21<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testa raffigura un giovane uomo dai tratti piuttosto stilizzati. La forma del volto \u00e8 ovale, con mento pronunciato, bocca piccola con labbra carnose, naso regolare e grandi occhi, sottolineati da spesse palpebre, iride e pupilla ottenuti mediante incisioni sottili, e da arcate sopracciliari particolarmente arcuate, ridotte a motivo decorativo. La fronte \u00e8 bassa e i capelli sono sommariamente delineati con leggeri solchi.<br \/>Il retro della testa presenta una scalfittura sulla nuca, segno interpretato da Cadario (2015) come una probabile rilavorazione della scultura, che in origine poteva raffigurare un ritratto femminile con chignon, rilavorato in epoca tardoantica come ritratto di giovane uomo. Tale ipotesi trova conferma nei tratti astrattizzanti del volto e nell\u2019assenza di intenti naturalistici o di individuazione fiosionomica del personaggio raffigurato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-11-bacco.jpg\" alt=\"roma 11 bacco\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Bacco<\/strong><br \/>Sec. I d.C., con integrazioni del sec. XVII<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 170<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statua presenta un Bacco giovane, con andamento chiastico: stante sulla gamba sinistra, poggiante su un pilastrino decorato da un motivo a tralcio di vite con andamento a spirale, con il braccio destro disteso e un grappolo d\u2019uva in mano e il braccio destro piegato verso l\u2019esterno con una coppa di vino in mano; la gamba destra \u00e8 leggermente flessa verso l\u2019esterno.<br \/>La parte effettivamente romana della statua \u00e8 il torso, probabilmente in origine appartenente ad Apollo, con tratti idealizzati e due fluenti ciocche di capelli che ricadono sulle spalle. Il torso venne nel sec. XVII rilavorato come Bacco, con l\u2019aggiunta della testa coronata da grappoli, le braccia con gli attributi del dio, e le gambe poggianti sul pilastrino decorato.<br \/>Sulla statua sono stati riconosciuti interventi del restauratore romano Baldassarre Mari, sia nel volto del Bacco sia nel motivo del pilastrino, da datare intorno agli anni sessanta del Seicento. Mari, accademico di S. Luca, lavor\u00f2 lungamente per i restauri dei marmi Borghese, per i Doria-Pamphili, per i Colonna e per i Chigi; a partire dal 1645 intraprese una fruttuosa collaborazione con Gian Lorenzo Bernini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-12-testa_di_satiro.jpg\" alt=\"roma 12 testa di satiro\" width=\"250\" height=\"341\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Testa di satiro<\/strong><br \/>Met\u00e0 del sec. II d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 30<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testa di giovane satiro, di squisita fattura, presenta un viso ovale con labbra carnose sorridenti, guance paffute con fossette ai lati della bocca; il naso regolare ha una scheggiatura sul bordo inferiore. I piccoli occhi sorridenti hanno palpebre ben delineate sotto a sopracciglia arcuate. La fronte spaziosa termina con due piccole corna situate all\u2019attaccatura dei capelli; questi sono definiti da folte ciocche spettinate e ispide, trattenute da una corona di pigne. La testa \u00e8 completata dalle orecchie appuntite.<br \/>Il satiro appartiene alla tradizione del mondo dionisiaco greco romano, che si perpetrava nei banchetti e nei momenti di vita quotidiana destinati all\u2019ozio, al cibo e al vino. Statue di satiri e di Bacco erano spesso importanti elementi decorativi dei giardini e dei triclini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-13-erma_bifronte_.jpg\" alt=\"roma 13 erma bifronte \" width=\"250\" height=\"264\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Erma bifronte<\/strong><br \/>Sec. I &#8211; II d.C.<br \/>Marmo bianco statuario, h. cm 19,7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La doppia erma \u00e8 composta dai volti di due giovani uomini, dai lineamenti molto simili e coronati di alloro. I due volti differiscono per pochi particolari. Il primo presenta un ovale pi\u00f9 pronunciato, labbra carnose e naso dritto e allungato; gli occhi incavati hanno archi sopracciliari arrotondati. Il secondo volto mostra un contorno pi\u00f9 rotondo, labbra carnose e un naso pi\u00f9 piccolo; gli occhi, con palpebre spesse e archi sopracciliari rettilinei. I capelli sono lavorati con ciocche corte spettinate.<br \/>La presenza delle corone di alloro permette di individuare nei personaggi due atleti, che si erano particolarmente distinti in ambito sportivo. La stessa corona di alloro, ricompensa agli atleti vincitori, dava il diritto di essere ricordati per l\u2019eternit\u00e0 e, nel mondo antico, rappresentava un onore equiparato a una vittoria in combattimenti di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-14-busto_virile_entro_corona_di_alloro_.jpg\" alt=\"roma 14 busto virile entro corona di alloro \" width=\"250\" height=\"333\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto virile entro corona di alloro<\/strong><br \/>Circa 140 d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 65,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera ritrae un busto virile maturo abbigliato con una tunica e un mantello (il paludamentum) a pieghe quasi metalliche, fermato sulla spalla destra da una fibbia. Il personaggio presenta un volto ovale con barba sporgente resa mediante dei graffi, la bocca serrata \u00e8 inquadrata da profonde rughe nasolabiali, le guance sono scavate. Gli occhi hanno palpebre pesanti e occhiaie; appena visibili l\u2019iride e la pupilla. I capelli sono trattati con ciocche mosse intorno alla fronte e sulle tempie sono pi\u00f9 gonfi e lavorati con il trapano.<br \/>Incornicia il busto un medaglione cinto da una corona di alloro, con foglie lanceolate, bacche e legatura sottostante, elementi che rendono l\u2019opera di straordinario valore poich\u00e9 molto rara in ambito monumentale. Nel mondo antico l\u2019alloro aveva un forte significato celebrativo e trionfale e veniva impiegato per personaggi di spicco.<br \/>Sulla base di puntuali confronti con opere analoghe, l\u2019originale funzione della scultura poteva presumibilmente essere quella funeraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-15-angelo_annunciante.jpg\" alt=\"roma 15 angelo annunciante\" width=\"200\" height=\"403\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Bottega dei Gagini<\/em><br \/><strong>Angelo annunciante<\/strong><br \/>Prima met\u00e0 del XVI secolo<br \/>Marmo statuario, h. cm 115<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proveniente dal mercato antiquariale, questa scultura raffigurante l&#8217;Arcangelo Gabriele inginocchiato nell&#8217;atto di dare l&#8217;annuncio della maternit\u00e0 divina a Maria \u00e8 stata riferita a un maestro dell&#8217;Italia meridionale della prima met\u00e0 del 16\u00b0 secolo. La statua presenta una disposizione visiva di tre quarti, che viene indicata anche dalla mancata rifinitura del marmo nella parte nascosta, suggerendo un dialogo con una statua della Vergine annunciata oggi dispersa. Nella produzione devozionale in particolare siciliana, la bottega di Antonello Gagini (1478-1536) e del figlio Antonino, cui sembra pertinente questo esemplare, ha esercitato una larga influenza, come confermano le numerose opere ritrovate nella regione tra le quali spicca proprio il tema iconografico dell&#8217;Annunciazione. La dinastia dei Gagini di origini ticinesi poi trapiantata a Genova e infine in Sicilia, si afferm\u00f2 con il capostipite Domenico che fu protagonista della scultura rinascimentale palermitana, citt\u00e0 dove mor\u00ec nel 1492.<br \/>Il figlio Antonello eredit\u00f2 l&#8217;importante bottega dove furono impegnati i numerosi figli, Giovanni, Antonino, Giacomo e Vincenzo che estesero l&#8217;attivit\u00e0 fino in Calabria e di nuovo a Genova per gran parte del Cinquecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-16-tabernacolo_eucaristico.jpg\" alt=\"roma 16 tabernacolo eucaristico\" width=\"250\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Bottega dei Gagini<\/em><br \/><strong>Tabernacolo eucaristico<\/strong><br \/>Prima met\u00e0 del XVI secolo<br \/>Marmo statuario, h. cm 87,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo altorilievo era la parte centrale di un tabernacolo eucaristico a edicola, privato dello sportello di chiusura, collocato verosimilmente su una parete prossima all&#8217;altare. Il tabernacolo custodiva la pisside, il vaso che conteneva le ostie consacrate. Gi\u00e0 nel Trecento si diffondevano i tabernacoli di forma architettonica che divennero di largo uso soprattutto fino alla met\u00e0 del Cinquecento, quando con le disposizioni del Concilio di Trento si modific\u00f2 la liturgia della messa che rese inutile la custodia delle ostie e che determin\u00f2 di conseguenza la dispersione di questi tabernacoli. Questo esemplare presenta una facciata architettonica articolata con due lesene laterali dotate di capitello e un fregio con trabeazione, tutti decorati con racemi vegetali. Al centro, intorno all&#8217;arco a tutto tondo sono due coppie di angeli adoranti rivolti verso l&#8217;apertura dove erano conservate le ostie consacrate. Il classicismo delle figure e la stilizzazione delle forme decorative e architettoniche ha orientato l&#8217;attribuzione verso la bottega siciliana dei Gagini con una datazione entro la prima met\u00e0 del Cinquecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-17-spellato.jpg\" alt=\"roma 17 spellato\" width=\"250\" height=\"392\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Bottega romana<\/em><br \/><strong>Spellato<\/strong><br \/>Seconda met\u00e0 del XVII secolo<br \/>Marmo statuario, h. cm 86<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa particolare scultura rappresenta una mezza figura umana descritta nel suo apparato anatomico con il capo girato a sinistra e il braccio sinistro sollevato verso destra; l&#8217;altro braccio regge un drappo che dalle spalle ricade sull&#8217;addome. Il singolare soggetto deriva da una tradizione iconografica che si inaugura nella seconda met\u00e0 del Cinquecento con le prime pubblicazioni scientifiche che indagano l&#8217;anatomia del corpo umano. Tra queste la pi\u00f9 famosa era quella di Andrea Vesalio, il De umani corporis fabrica del 1543, corredata da numerose tavole realizzate da artisti che minutamente raffiguravano l&#8217;anatomia umana descrivendone apparati ossei e muscolari. Verso la fine del Cinquecento e successivamente in et\u00e0 barocca la minuzia descrittiva e l&#8217;interesse scientifico cedono verso rappresentazioni che privilegiano la posa drammatica e l&#8217;aspetto allegorico. Nella scultura funeraria barocca di intonazione teatrale compaiono figure descritte anatomicamente come allusioni alla vanitas e al memento mori oppure come risorti nel giorno del Giudizio. La forza plastica sottolineata dal braccio sollevato e dal capo rivolto alludono a un forte sentimento morale che sembra predominare la figura indirizzando la sua collocazione nel Seicento e probabilmente in ambito romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-18-busto_del_cardinale_marzio_ginetti.jpg\" alt=\"roma 18 busto del cardinale marzio ginetti\" width=\"250\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Alessandro Rondoni<\/em><br \/><em>(Roma 1644 ca. &#8211; dopo il 1710)<\/em><br \/><strong>Busto del cardinale Marzio Ginetti<\/strong><br \/>1673 circa<br \/>Porfido e marmo statuario, h. cm 89<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un documento di pagamento del 1673 e un elenco di opere gi\u00e0 eseguite per la famiglia Ginetti nel 1675 attestano la paternit\u00e0 dello scultore romano Alessandro Rondoni per questo busto che ritrae Marzio Ginetti, nominato cardinale da Urbano VIII nel 1627. Proprio il celebre ritratto di Urbano VIII Barberini eseguito da Gian Lorenzo Bernini ha ispirato la particolare scelta di realizzare in porfido la mozzetta del cardinale e in marmo bianco la testa. Fin dagli esordi il Rondoni fu impegnato dalla famiglia Ginetti per il restauro di statue antiche e per la realizzazione di sculture allegoriche, in seguito si specializz\u00f2 come ritrattista, come dimostra questo busto, fino a realizzare un notevole ritratto del celebre pittore Annibale Carracci conservato al Louvre. Raggiunta una discreta fama nell&#8217;ambiente romano lavor\u00f2 in quegli anni settanta del Seicento per importanti famiglie come gli Altieri, che stavano costruendo il loro grandioso palazzo di famiglia a piazza del Ges\u00f9, e poco dopo entr\u00f2 nel cantiere tardobarocco della chiesa di Santa Maria di Montesanto a piazza del Popolo insieme ai maggiori scultori di scuola berniniana dell&#8217;epoca, al cui stile il Rondoni si ispirava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-19-torso_femminile.jpg\" alt=\"roma 19 torso femminile\" width=\"200\" height=\"384\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Torso femminile<\/strong><br \/>Sec. I d. C.<br \/>Alabastro cotognino, h. cm 67,4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preziosa statua \u00e8 composta da quattro segmenti di alabastro tenuti da perni metallici. La figura \u00e8 priva degli arti e della testa che erano fissati nelle relative cavit\u00e0 visibili. Rappresenta una figura femminile stante, con la gamba destra leggerme flessa, abbigliata con un peplo dorico. Un ricco panneggio con profonde pieghe articola la veste, in particolare al centro, ricadendo intorno alla cintura. Un opposto andamento, verticale e orizzontale, caratterizza invece le pieghe della veste sulle gambe, profondendo eleganza e movimento alla figura.<br \/>Il ricco materiale usato, l&#8217;alabastro cotognino di provenienza egiziana, inizia a diffondersi a Roma intorno alla met\u00e0 del 1\u00b0 secolo a.C., segnalando l&#8217;affermazione di un gusto raffinato influenzato dalla diffusione della cultura ellenistica nell&#8217;Urbe insieme al fascino di quella egiziana.<br \/>La tecnica di lavorazione usata della sovrapposizione di diversi blocchi e soprattutto l&#8217;elegante articolazione della veste inducono a una datazione al 1\u00b0 secolo d.C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-20-vestale.jpg\" alt=\"roma 20 vestale\" width=\"200\" height=\"475\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano del I &#8211; II secolo; scultore romano del XVII secolo<\/em><br \/><strong>Vestale<\/strong><br \/>Sec. I &#8211; II; XVII<br \/>Alabastro verde e bronzo dorato, h. cm 56<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura rappresenta una figura femminile appoggiata a un pilastrino posto a sinistra. Abbigliata con un lungo chitone, ha le spalle ricoperte da un himation, un mantello greco romano. Tiene nella mano sinistra una patera sacrificale. Questo oggetto ha orientato a ipotizzare che la figura rappresenti una vestale, una giovane sacerdotessa del culto della dea Vesta. L&#8217;uso dell&#8217;alabastro e la tecnica di lavorazione appartengono a uno scultore romano del 1\u00b0 o 2\u00b0 secolo, ambito storico nel quale si diffuse l&#8217;utilizzo di questa raffinata roccia egiziana. La testa scolpita in bronzo dorato appartiene invece a un artista del Seicento, epoca in cui si diffuse, soprattutto a Roma, il reimpiego di statue antiche in alabastro che venivano reintegrate nelle mani e soprattutto nella testa. L&#8217;esempio pi\u00f9 celebre \u00e8 la sant&#8217;Agnese di dimensioni naturali che lo scultore francese Nicolas Cordier realizz\u00f2 per l&#8217;omonima chiesa romana nel 1605, utilizzando un tronco di alabastro antico per il corpo. Analogamente per i Borghese concep\u00ec la cosiddetta Zingarella e la giovane mora ancora nella collezione originaria a Roma, impiegando il marmo nero antico in luogo dell&#8217;alabastro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-21-madonna_con_bambino.jpg\" alt=\"roma 21 madonna con bambino\" width=\"250\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Gregorio di Lorenzo<\/em><br \/><em>(Firenze 1436 ca. &#8211; Forl\u00ec 1504 ca.)<\/em><br \/><strong>Madonna con Bambino<\/strong><br \/>Sec. XV<br \/>Marmo statuario, h. cm 49<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rilievo rappresenta la Madonna di tre quarti seduta su un faldistorio che regge il Bambino seduto sulla gamba sinistra. Con la mano destra sostiene il gesto benedicente del Figlio, il quale regge nell&#8217;altra mano il globo crucigero. Un festone legato a due anelli decora il fondo.<br \/>L&#8217;opera proviene da una collezione fiorentina e in seguito fu acquistata da J. Pierpont Morgan, proprietario della celebre raccolta di opere rinascimentali di New York. \u00c8 stata di recente attribuita allo scultore fiorentino Gregorio di Lorenzo attivo nella seconda met\u00e0 del Quattrocento in gran parte dell&#8217;Italia centro-meridionale e poi anche in Ungheria e Dalmazia. Autore di numerose madonne di dimensioni analoghe a questa Santarelli, si form\u00f2 accanto ai maggiori scultori fiorentini della met\u00e0 del secolo, come Desiderio da Settignano e poi Andrea del Verrocchio. Seppure stilizzando le forme e i modelli di questi grandi scultori seppe infondere carattere originale ed espressione, spesso di sogghigno, alle sue figure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-22-busto_di_moro.jpg\" alt=\"roma 22 busto di moro\" width=\"250\" height=\"287\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto di moro<\/strong><br \/>Seconda met\u00e0 sec. XVIII<br \/>Marmo statuario, h. cm 23<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piccolo busto raffigura un moro descritto con i tipici tratti fisionomici dell&#8217;africano: labbra particolarmente grandi e prominenti, naso largo, capelli crespi e grandi orecchie rese in modo ferino e pertanto assimilabili a quelle di un fauno, secondo una tipica iconografia che fino al Settecento esaltava la sua natura selvaggia. Di particolare effetto il contrasto tra l&#8217;evocazione della carnagione scura, richiamata nella particolare accentuazione dei tratti, e l&#8217;uso del marmo bianco trattato con particolare morbidezza nelle pieghe delle carni del viso e nelle linee e le ombre che definiscono le scapole e lo sterno. L&#8217;immagine dell&#8217;uomo di colore si diffuse soprattutto nel Seicento con le nuove conquiste continentali in cui appariva nella condizione di schiavit\u00f9 oppure come figura allegorica del continente africano. Tra gli esempi di epoca barocca vanno ricordate le monumentali sculture berniniane della cosiddetta Fontana del Moro e del gigantesco Rio de la Plata della Fontana dei Fiumi di Piazza Navona. La stilizzazione e la carica espressiva che vitalizza la tradizione tardo barocca induce a una datazione della scultura alla seconda met\u00e0 del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-23-busto_di_magistrato.jpg\" alt=\"roma 23 busto di magistrato\" width=\"250\" height=\"260\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto di magistrato<\/strong><br \/>Seconda met\u00e0 sec. XVII<br \/>Marmo statuario, h. cm 67<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il busto raffigura una figura maschile riccamente abbigliata appoggiata su un morbido cuscino con nappe. Tiene il braccio e la mano destra ripiegata sul petto in direzione del cuore mentre la sinistra poggia sul cuscino tenendo in mano un rosario di cui restano soltanto alcuni grani. Si tratta molto probabilmente di un ritratto funerario legato a qualche monumento secondo la teatrale impostazione barocca che soprattutto da Bernini aveva concepito intere cappelle come palcoscenici nei quali in diverse angolazioni si collocavano ritratti funebri a figura intera o a busto entro nicchie rivolti verso l&#8217;altare. In particolare questo busto Santarelli rievoca il celebre ritratto di Gabriele Fonseca di Bernini (1668) conservato nella chiesa romana di San Lorenzo in Lucina, di cui riprende, seppure con diverse articolazioni del gesto, sia il gesto devozionale della mano rivolta verso il petto sia l&#8217;altra che tiene un rosario. L&#8217;abbigliamento particolarmente elegante della figura ha fatto supporre possa riferirsi a un magistrato o comunque a un uomo di legge. I dati stilistici rinviano a uno scultore romano dell\u2019seconda met\u00e0 del Seicento di cultura prossima all&#8217;altro grande protagonista della scultura romana del periodo quale fu Alessandro Algardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-24-torso_femminile_con_testa_di_dionisio.jpg\" alt=\"roma 24 torso femminile con testa di dionisio\" width=\"250\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano del sec. II; scultore romano del sec. XVII<\/em><br \/><strong>Torso femminile con testa di Dioniso<\/strong><br \/>Secolo II d.C.- sec. XVII<br \/>Porfido, marmo rosso antico, breccia rossa (torso), marmo bianco statuario (testa), h. cm 82<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera raffigura un torso femminile in porfido con testa maschile in marmo non pertinente. Questo prezioso manufatto \u00e8 l&#8217;esito di un pastiche realizzato probabilmente nel 17\u00b0 secolo che ha comportato il restauro del torso in porfido rosso formato da una veste con un panneggio elegantemente mosso da pieghe riunito con due fibule circolari sulle spalle. Il particolare movimento dell&#8217;abito, come mosso dal vento, e le fibule circolari identificano l&#8217;opera come il torso di una Nike, di una Vittoria, raffigurata sempre nello slancio della corsa. Il torso venne integrato con l&#8217;aggiunta delle spalle, delle braccia tagliate e soprattutto della testa in marmo bianco. Anche la testa \u00e8 da riferire, come il torso, a uno scultore romano del 2\u00b0 secolo d.C. Pure nelle sembianze femminili va identificata con Dioniso per la presenza di pampini e corimbi (infiorescenze) nella capigliatura, elementi iconografici propri del dio del vino. La scultura rappresenta una lavorazione tipica della Roma barocca, quando era invalsa la moda di creare, con il riutilizzo di marmi preziosi antichi, statue composte da sculture frammentarie riadattate e riunite insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-25-testa_di_serapide.jpg\" alt=\"roma 25 testa di serapide\" width=\"250\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Testa di Serapide<\/strong><br \/>Secolo II d.C.<br \/>Marmo bigio antico, h. cm 31,7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testa maschile barbata in marmo bigio antico con apertura centrale di epoca successiva per un utilizzo legato al complesso decorativo di una fontana. I caratteri stilistici della scultura segnati dalla profondit\u00e0 della lavorazione di tutti i tratti del volto, dei capelli, della folta barba, indirizzano verso una produzione di una maestranza romana del 2\u00b0 secolo d.C.<br \/>Nel volto \u00e8 stata identificata una divinit\u00e0 particolarmente importante in ambito ellenistico dal 3\u00b0 secolo a.C. quale fu Serapide. Il culto del dio Serapide fu favorito soprattutto in Egitto da Tolomeo I che in questa nuova personificazione divina voleva costituire una versione di Zeus. Per tale l&#8217;iconografia di Serapide con capelli e barba particolarmente lunghi \u00e8 assimilabile a quella tradizionale del dio greco. Ad Alessandria la stirpe tolemaica fece erigere il colossale Serapeo, un complesso monumentale sacro dedicato a questa divinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-26-ritratto_di_didio_giuliano.jpg\" alt=\"roma 26 ritratto di didio giuliano\" width=\"250\" height=\"364\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Ritratto di Didio Giuliano (?)<\/strong><br \/>Secolo XVII<br \/>Marmo bianco statuario, h. cm 37<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testa, volta verso destra, rappresenta un uomo di media et\u00e0 con folta barba a riccioli lavorata con il trapano. Una massa di riccioli corona la fronte e le tempie; un collo robusto tagliato fa ipotizzare che la testa dovesse essere inserita in un busto. Questo esemplare Santarelli \u00e8 una delle quattro copie di et\u00e0 moderna, realizzata in epoca barocca, e rappresenta una tipologia di ritratto imperiale romano dell&#8217;ultimo decennio del 2\u00b0 secolo variamente riferita a Didio Giuliano, Clodio Albino o Settimio Severo. Alla morte dell&#8217;imperatore Pertinace si apr\u00ec un&#8217;aspra successione imperiale che port\u00f2 nel 193 all&#8217;esistenza di diversi imperatori variamente riconosciuti dalle relative province e dai propri eserciti. Questa profonda incertezza politica condusse la ritrattistica ufficiale a creare un medesimo modello che rappresentava i tre personaggi menzionati, riconoscibili solo dall&#8217;esistenza di iscrizioni.<br \/>L\u2019opera \u00e8 una fedele ripresa del busto conservato a Roma, nei Musei Capitolini, e ne riprende anche l\u2019andamento verso destra delle quattro ciocche di capelli sulla fronte, dettaglio aggiunto durante un restauro antico, quando il busto pass\u00f2 dalle collezioni del cardinal Caetani a quelle del cardinal Alessandro Albani, per poi confluire nella raccolta di papa Clemente XII Corsini in previsione della costituzione della raccolta capitolina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-27-ritratto_femminile_.jpg\" alt=\"roma 27 ritratto femminile \" width=\"250\" height=\"377\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Ritratto femminile<\/strong><br \/>Fine del I sec. d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 27<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto di donna in et\u00e0 matura, di altissima qualit\u00e0 formale, mostra un ovale morbido, con labbra carnose, naso diritto, occhi con palpebre sottili, sopracciglia arcuate e un collo solcato da \u2018anelli di Venere\u2019. L\u2019orecchio destro \u00e8 forato per permettere l\u2019inserimento di un orecchino in metallo, forse prezioso. L\u2019acconciatura \u00e8 a piccoli boccoli aggettanti, sottolineati da minuti fori di trapano, ordinati in sei file parallele intorno alla parte frontale del capo; il retro mostra i capelli raccolti in ciocche fino alla nuca. Da dietro le orecchie e lungo il collo partono due lunghi boccoli.<br \/>Il tipo di acconciatura, a boccoli compatti sottolineati da piccoli fori di trapano, riflette il gusto delle epoche neroniana e tardoflavia\/traianea. L\u2019opera era presumibilmente destinata in origine all\u2019uso funerario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-28-oscillum.jpg\" alt=\"roma 28 oscillum\" width=\"350\" height=\"229\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Oscillum<\/strong><br \/>Sec. I a.C. &#8211; I d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 27<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, che conserva ancora i fori originali per la rotazione della lastra, \u00e8 decorata sui due lati: il primo raffigura una scena dionisiaca con una menade nuda danzante con un tirso (un bastone terminante con una pigna) nella mano destra e con un manto nella sinistra; ai lati sono due satiri vestiti della pelle leonina, quello di sinistra accompagna la danza con il doppio flauto mentre quello di destra, pi\u00f9 anziano, danza con la menade. Il grande realismo della scena \u00e8 testimoniato dallo \u2018sfondamento\u2019 della cornice modanata da due delle teste dei personaggi.<br \/>Il secondo lato \u00e8 decorato da un Erote a cavallo mentre sferza due ippocampi tra i flutti marini.<br \/>Gli oscillum, che raffiguravano sempre il thiasos (banchetto o associazione) dionisiaco, erano oggetti beneaugurali, spesso realizzati in terracotta o ceramica, da appendere nei peristili o nei giardini interni delle ville romane. In rari casi, come l\u2019opera in esame, erano realizzati in marmo e potevano essere utilizzati anche come chiusura di condotti d\u2019areazione.<br \/>Il sottile rilievo e la raffinata realizzazione plastica delle figure inseriscono l\u2019opera nella fase del classicismo augusteo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-29-busto_di_tritone.jpg\" alt=\"roma 29 busto di tritone\" width=\"250\" height=\"276\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Busto di Tritone<\/strong><br \/>Sec. II d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 55<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il busto nudo del tritone presenta nelle spalle una possente massa muscolare. Il volto mostra una folta barba ad ampie ciocche, divisa al centro da una scriminatura; la parte inferiore \u00e8 frutto di un restauro antico, forse cinquecentesco, individuabile per il diverso trattamento delle ciocche della barba. Oltre alla bocca spalancata, rilavorata successivamente per un utilizzo come elemento di fontana, il viso \u00e8 caratterizzato da zigomi sporgenti e occhi con spesse palpebre e caruncola lacrimale; le sopracciglia sono forti e aggettanti. Le orecchie sono ferine, come quelle dei centauri o dei satiri. Oltre la fronte \u00e8 un\u2019importante chioma lavorata a ciocche scomposte di cui le due centrali (quella di sinistra \u00e8 andata persa) ad andamento sinuoso verso l\u2019esterno; sul retro ricadono lungo le spalle e convergono verso il centro della figura.<br \/>Il busto venne presumibilmente rilavorato in epoca antica per essere poi collocato come bocca di una fontana, elemento molto frequente nelle ville romane in associazione alle divinit\u00e0 marine.<br \/>L\u2019identificazione con un tritone \u00e8 confermata dalle affinit\u00e0 con le statue della Galleria delle Statue ai Musei Vaticani: i tritoni hanno, come nel caso della scultura Santarelli, un aspetto giovanile e appassionato, il volto ha un carattere eroico malgrado le orecchie ferine, e la chioma selvaggia irta di sale marino diviene un elemento di virilit\u00e0 e di fiera poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-30-statuetta_di_cane_sdraiato.jpg\" alt=\"roma 30 statuetta di cane sdraiato\" width=\"350\" height=\"210\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Statuetta di cane sdraiato<\/strong><br \/>Sec. I &#8211; II d.C.<br \/>Marmo giallo antico, h. cm 14<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statuetta raffigura un cane sdraiato, su una base a profili arrotondanti, in posizione di attesa, con il muso poggiato sulla zampa sinistra. La testa triangolare e appuntita presenta occhi molto espressivi quasi di un sentimento di tristezza; il corpo \u00e8 estremamente naturalistico ed \u00e8 possibile vedere le pieghe della pelle sui muscoli tesi e sulle ossa delle costole. La coda \u00e8 ripiegata sotto la zampa posteriore sinistra.<br \/>Il marmo utilizzato, il giallo antico o marmor numidicum, era originario della Tunisia e le cave romane da cui si estraeva il prezioso materiale divennero ben presto di propriet\u00e0 imperiale.<br \/>Il cane, probabilmente da caccia, ha due confronti molto calzanti per la grande eleganza: un piccolo cane sdraiato in calcedonio, datato al sec. I d.C. (Londra, British Museum) e soprattutto il cane da caccia del 520 a.C. custodito al Museo dell\u2019Acropoli di Atene. Tale opera, che costituisce il probabile precedente dell\u2019esemplare Santarelli, pur non mostrando la stessa posizione ne condivide i tratti somatici e l\u2019identica trattazione della pelle e delle membra.<br \/>Simbolo della fedelt\u00e0, il cane sdraiato rappresenta sia per il materiale sia per le dimensioni contenute un oggetto privato, sicuramente creato per abbellire un ambiente interno di una nobile residenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-31-cinghiale_frammentario_su_capitello.jpg\" alt=\"roma 31 cinghiale frammentario su capitello\" width=\"350\" height=\"234\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Cinghiale frammentario su capitello<\/strong><br \/>Sec. II d.C.<br \/>Marmo bianco a grana fine, h. cm 37<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura raffigura la testa ferina di un cinghiale con la bocca semiaperta che lascia intravedere i denti e parte delle zanne fratturate; il pelame \u00e8 reso a ciocche sottolineate da fori di trapano. Gli occhi, obliqui e disposti ai lati del cranio, sono contornati da spesse palpebre e presentano un foro che sottolinea la pupilla; terminano la testa le orecchie rotonde e contornate da setole. La parte restante dell\u2019animale \u00e8 liscia e ha un andamento curvilineo verso l\u2019alto. Il cinghiale poggia su un capitello corinzio rotondeggiante. La testa nel suo complesso mostra una forte resa naturalistica, tipica del II secolo.<br \/>Per quanto concerne l\u2019uso originario dell\u2019opera appare convincente l\u2019accostamento con tre stampe di Giambattista Piranesi, nella raccolta di tavole intitolata Vasi, candelabri, cippi, sarcophagi, tripodi, lucerne ed ornamenti antichi, edita nel 1778, che raffigurava oggetti antichi (o all\u2019antica) conservati a palazzo Tomati a Roma, nella bottega della famiglia Piranesi. Le stampe raffigurano un monumento funebre, oggi scomparso, a forma di corno potorio o cornucopia, rinvenuto sulla via Appia a Roma, vicino a Capo di Bove nella vigna Cenci. Nonostante la resa dell\u2019opera mostri evidenti contraddizioni (in un unico caso viene raffigurata un\u2019iscrizione dedicatoria sulla base del monumento &#8220;VRBANVS AVGN VERN ET FABIA SVCCESSA&#8221;) l\u2019opera Santarelli pu\u00f2 con sicurezza appartenere a un monumento funerario romano.<br \/>Il rhyton, o boccale per libagioni, che sembra identificare la scultura in esame, era un oggetto usato nell\u2019Antichit\u00e0 e, in alcuni casi, associato alle cerimonie funebri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-32-clipeo_con_testa_di_medusa.jpg\" alt=\"roma 32 clipeo con testa di medusa\" width=\"350\" height=\"209\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Clipeo con testa di Medusa<\/strong><br \/>Fine II &#8211; inizi III sec. d.C.<br \/>Marmo bianco, l. cm 32<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il frammento di clipeo, riccamente decorato con una serie di motivi racchiusi in centri concentrici, all\u2019interno bordo di perline poi foglie di acanto e poi di nuovo perline, resi con una lavorazione profonda, ottenuta anche con l\u2019uso del trapano, presenta al centro una testa femminile identificabile come Medusa. La Gorgone, infatti, presenta come segno identificativo tipico i capelli costituiti da serpenti. Il volto \u00e8 frontale, con le guance un po\u2019 gonfie, le narici marcate, le pupille incise e la bocca leggermente aperta a renderla pi\u00f9 spaventosa.<br \/>Racconta il mito che la fanciulla in origine doveva essere di bellissimo aspetto e non cos\u00ec terrificante come viene normalmente raffigurata, ma che a causa dell\u2019invidia della dea Atena sarebbe stata trasformata in un essere orribile, col potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo. Fu Perseo a uccidere il mostro con lo stratagemma di farlo specchiare nel suo scudo prima di staccargli la testa, che fu portata in dono ad Atena. Da quel momento la testa di Medusa divenne il simbolo della dea, che orgogliosa di questo successo la sistem\u00f2 sul suo petto a ricordo perenne, caratterizzando cos\u00ec la sua egida. Per egida si intende, quindi, uno scudo messo a protezione.<br \/>Il motivo della Medusa lo si ritrova spesso nell\u2019arte antica, non solo nel mondo romano ma anche in quello greco ed etrusco; oltre a essere il chiaro attributo di Atena, diventa un motivo apotropaico poich\u00e9 si pensava che rappresentare esseri mostruosi potesse allontanare tutto ci\u00f2 che vi era di negativo e in questo contesto deve essere inserito il nostro scudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block;\" src=\"resource\/img\/2019\/12\/roma-33-torso_di_barbaro.jpg\" alt=\"roma 33 torso di barbaro\" width=\"150\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Scultore romano<\/em><br \/><strong>Torso di barbaro<\/strong><br \/>Sec. II d.C.<br \/>Marmo giallo antico, h. cm 50<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statua, priva della testa e di buona parte delle gambe, raffigura un barbaro prigioniero in posizione stante, che indossa un abito di tradizione orientale con tunica allacciata con una fascia all\u2019altezza del petto e una seconda volta a quella dei fianchi, creando un rigonfiamento della veste. Il mantello copre solamente la schiena. La disposizione delle braccia, con quello sinistro posto orizzontalmente lungo la vita e quello destro frammentario in diagonale sul petto rivolto verso l\u2019alto, ricorda quella meno diffusa di alcune statue di Daci prigionieri, quali uno dell\u2019Arco di Costantino a Roma e uno rinvenuto a Efeso. Le misure ridotte e il materiale usato, il giallo antico o Marmor Numidicum, non trovano confronto con le statue colossali di Daci che dovevano decorare il Foro di Traiano, dove il tipo \u00e8 largamente diffuso. Statue di Orientali, per\u00f2, dello stesso materiale, erano poste a decorazione della Basilica Emilia nel Foro Romano. Il tipo del barbaro ha un significato altamente simbolico, a testimonianza della potenza e dell\u2019espansione dell\u2019Impero romano. Raffigurazioni di prigionieri erano poste sui monumenti pubblici a ricordo delle vittorie ottenute e delle province conquistate, cos\u00ec come i veri prigionieri venivano fatti sfilare per le vie della citt\u00e0 durante i trionfi.<br \/>La fortuna del tipo dell\u2019Orientale e del Dace ha portato a prenderlo come modello anche in altre epoche. A tale proposito si segnala una statuetta settecentesca, sempre in giallo antico, conservata a Dunham Massey in Inghilterra (Shneider, 1986, p. 220 n. BS 5), che ricorda la statua Santarelli non solo nel materiale, ma anche nella posizione delle braccia, e nella resa della tunica, anche se con una superficie meno panneggiata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Opere in mostra \u00a0 Scultore romanoBusto maschileSec. 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