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Madonna con il Bambino

Data:

17/05/2018


Madonna con il Bambino

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 - Venezia, 1576)

Madonna con il Bambino

tiziano madonna albertini
1560 ca.
Olio su tela, 124 x 96 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia (cat. n. 1359)

Ultimo restauro: 2005 Giulio Bono e Pierangela Formaggini
Bibliografia: Sandra Rossi in L’Ultimo Tiziano e la sensualità della pittura,
catalogo della mostra a cura di S. Ferino-Pagden (Vienna e Venezia nel 2007-2008),
Venezia 2008, pp. 272-275 (con bibliografia precedente)


Il dipinto, registrato fin dal 1616 nella collezione dei marchesi Mazenta di Milano, rimase nella disponibilità della famiglia fino al 1879, quando passò ai Pinetti Martinengo di Bergamo, discendenti dei Mazenta. Acquistata nel 1916 dal collezionista Luigi Albertini, pervenne nel 1981 alle Gallerie dell’Accademia con il lascito testamentario del figlio Leonardo Albertini e da allora è stato sempre esposta al pubblico (Nepi Scirè, in Tiziano 1990, p. 324, cat. 58).

L’antica collocazione, le dimensioni e il soggetto suggeriscono che si tratti di un dipinto destinato alla devozione privata. Raffigura una Madonna seduta, in abito rosso e manto grigio-azzurro, che si rivolge con sguardo dolcemente malinconico al Bambino adagiato sulle sue ginocchia.

La relazione tra madre e figlio è di intimo affetto, ma anche di malinconica consapevolezza: lo sguardo che i due protagonisti si scambiano presagisce quel destino di sacrificio a loro già noto e inevitabile. Il gruppo sacro è campito contro una tenda rosso scuro ed una parete in muratura. Sul margine sinistro un’apertura lascia intravvedere un roveto ardente, le cui fiamme, delineate da poche e veloci pennellate rossastre, si levano verso un cielo di nubi bianche altrettanto indistinte, quasi astratte. Questa immagine, presente anche nella tela tizianesca con l’Annunciazione della chiesa di San Salvador, è simbolo della verginità di Maria: secondo il miracolo testimoniato da Mosè nell’Antico Testamento, il rovento arse per la presenza del fuoco divino senza consumarsi così come la Vergine concepì il figlio che si incarnò nel suo grembo rimanendo integra nella sua purezza.

Le indagini riflettografiche hanno dimostrato che la stessa tela era stata precedentemente utilizzata per abbozzare una figura femminile orante: quest’ultima, dipinta sulla tela rovesciata in corrispondenza delle gambe del Bambino, fu portata ad uno stadio avanzato di elaborazione formale e di finitura pittorica. Il riutilizzo di tele già iniziate, lasciate non terminate e riprese a distanza di tempo semplicemente capovolgendo il supporto, è una pratica utilizzata da Tiziano che le indagini diagnostiche, sempre più sofisticate, hanno consentito di conoscere. Del resto anche le fonti testimoniano della complessità del fare artistico di Tiziano. Vasari, testimone oculare dell’attività del maestro, afferma che le sue opere "ultime" sono "condotte di colpi, tirate via di grosso e con macchie" e "se bene a molti pare che elle siano fatte senza fatica, non è così il vero, e s’ingannano; perché si conosce che son rifatte, e che si è ritornato loro addosso con i colori tante volte, che la fatica vi si vede. E questo modo sì fatto è giudizioso, bello e stupendo, perché fa parere vive le pitture e fatte con grande arte, nascondendo le fatiche".


tiziano 1359 ricostruzione rx

Il dipinto è eseguito a pennellate veloci e sovrapposte, tipiche della maniera tarda dell’artista. Viene generalmente datato attorno agli anni Sessanta del Cinquecento quando l’impasto del colore inizia ad intridersi di bagliori di luce, come avviene nella Annunciazione della chiesa di San Salvador a Venezia. Puliture condotte durante antichi interventi di restauro hanno impoverito l’incarnato del Bambino e il manto della Vergine, completamente privo di ombre, mentre i piedi del Bambino appaiono in buona parte ridipinti.

Il successo della composizione è testimoniato dalle numerose copie esistenti, anche di epoche successive, la più nota delle quali è quella attribuita a Padovanino nella sagrestia del Duomo di Padova e dalle traduzioni incisorie. Alla stessa iconografia si è ispirato il pittore fiammingo Anton van Dyck nella Madonna con il Bambino conservata alla Galleria Nazionale di Parma.


Luogo:

Tbilisi

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